A TU x TU.      ANCHE I DETECTIVES PIANGONO
scritta nel 1988

 

Grazie, niente arsenico...
fa venire l'ulcera...
ora giù la maschera... tu chi sei?
Sono un topo in trappola... e tu...
sembri lady Chatterly
cosa bolle in pentola... non saprei
La notte è un pazzo con le meches
che strapazza dei pezzi di jazz
è sangue o ketch-up... chi lo sa
queste sono lacrime...

Oh no... oh no... anche i detective piangono
oh no... anche i detective piangono

Rose rosse al plastico
polaroid che scottano
prestami la remington...
ti scriverò una lettera anonima
sai, ieri è solo polvere
ieri è solo briciole
sandwiches dell'ippodromo... souvenir
Tornare a casa non dovrei
con addosso il profumo di lei
hai mica un'altra marlboro
mi rinfresca l'alito

Oh no... oh no... anche i detective piangono
oh no... anche i detective piangono

Non hai piu' proiettili oramai
Parla, dimmi tutto quel che sai
Testimoni chiave non ce n'e'…

Oh no... oh no... anche i detective piangono
oh no... anche i detective piangono


La Storia

Anche i detectives piangono. Specialmente quando scoprono qualcosa che avrebbero preferito non sapere.
Scritta nel 1988, questa e' una canzone d'amore e gelosia.
Il gioco di immagini, fra il poliziesco in bianco e nero degli anni '40 e una Milano centro fine anni '80 e' ovviamente la metafora di un rapporto travagliato, nel quale due persone cercano di conoscersi, di indovinarsi, senza mai rivelarsi del tutto.
Quelli erano i tempi. Fumavo come una ciminiera.  Bevevo come una spugna. Eccetera.  Il tutto senza conseguenze visibili (almeno credo).   La casa discografica mi pressava per contratto a produrre un album all'anno.  E io per masochismo ottemperavo.  Scrivevo canzoni all'aereoporto, in bagno, al ristorante… nei ristoranti ogni tanto mi alzavo, andavo al telefono, chiamavo il mio numero, e canticchiavo nella segreteria telefonica idee melodiche, o peggio ancora, ritmiche, facendo il verso della batteria con la bocca mentre tutti smettevano di parlare e mi guardavano allibiti.  La gente pensava che ero pazzo, e forse lo ero. Ogni anno ero in tour. Avevo un Harley.  Abitavo al terzo piano senza ascensore.  Andavo a dormire alle 5 di mattina. Era quasi vent'anni fa.  In quel contesto, una canzone come questa era per me assolutamente realistica, ed ero certo che frasi come "la notte e' un pazzo con le meches, che strapazza dei pezzi di jazz" fossero assolutamente normali e comprensibili a tutti. Ancora adesso uno dei miei pezzi preferiti.



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